L’Italia si sa, è un paese composto da persone con poca personalità, scarsa genialità, copione e propense alla massificazione. Che ci si può aspettare in fondo da una Nazione a forma di stivale, che denota gia nella sua linea geografica una forte carenza di originalità. Cosi languidamente si susseguono le mode. Dopo il Gioca Jouer, la Macarena, le carte della Zingara di “In bocca al lupo”, la corruzione, il Superenalotto, il Sudoku e Facebook è arrivato il turno di una nuova passione nazionale che già inizia a dare i segni di una rapida diffusione il: “Mi spiace, ho un impegno”.
Se per il Gioca Jouer era necessario ripetere i movimenti gridati a gran voce dal dj, partecipare a “Mi spiace, ho un impegno ”, richiede il possesso di un invito a comparire, rigorosamente da rifiutare e, regolarmente giustificabile con la partecipazione ad un vertice o a qualche consiglio d’amministrazione. Magari di società in fallimento.
Così il signor Meneghetti, può tranquillamente declinare la partecipazione alla riunione di condominio perché impegnato in un vertice AIPGA (Associazione italiana protezione gnocca autoctona). La dott.sa Tombolo non parteciperà all’incontro con i professori del figlio Filet perché occupata nel CdA della C’era una volta il merletto S.p.A, società con sede a Lilliput, famoso paradiso fiscale del mar dei Sargassi. Il sig. Mecojoni non assisterà all’udienza preliminare perché occupato in un incontro bilaterale, casa sua-2° F, per risolvere l’annosa questione della pianta da pianerottolo.
Insomma, pur nella loro smania di uniformità, gli italiani dimostrano comunque una certa fantasia che fa ben sperare.
Gli ideatori del gioco, un imprenditore brianzolo ed un avvocato padovano, si dichiarano soddisfatti della sua rapida diffusione e confidano nell’ esportazione ai paesi limitrofi. Visto il brutto stato dell’export italiano, tutto fa brodo.
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