La domenica, si sa, oltre ad essere il giorno del Signore e della noia è, per noi consumatori di deliziose bevande a base di gin, giorno di grandi mal di testa, paracetamolo e “non lo faccio più”.
Indeciso se passare la giornata a letto o leggere l’inserto del Paìs, che oggi deliziava i suoi lettori con due reportage su scimmie e pensiero verde, ho deciso che me ne sarei fregato altamente di primati e dell’opportunità di salvare il pianeta. Ho un problema personale assai più urgente che il riscaldamento globale. E anche perché, francamente, i miei neuroni oggi non sono capaci di un grande slancio civico.
Ormai da un mese sto aspettando con ansia sempre crescente, che la compagnia gestrice della mia linea telefonica si degni finalmente di ricollegarmi al mondo virtuale. Inutile.
Se non fosse per la rete senza fili di un vicino sprovveduto, sarei completamente tagliato fuori dal mondo. A 1100 m di altezza, senza televisione, senza radio, senza internet, e senza possibilità alcuna di perdere tempo, non rimarrebbe altra soluzione che tirarmi giù da una scarpata, o convertirmi in eremita. Che Dio benedica quanti dimenticano sempre di mettere una password alle loro connessioni wi-fi. Grazie di cuore.
Il dramma di ognuno di noi in situazioni del genere comincia sempre con una telefonata.
Chiami il numero indicato ed ha inizio il Purgatorio. Super Vicki, che ti risponde prontamente con il cordiale saluto della compagnia, da inizio alla litania di tasti da premere o parole da pronunciare (ovviamente non riconosce mai al primo tentativo) e soprattutto non conducono a nessuna soluzione.
Sarebbe troppo chiedere qualcosa come: “se vuoi che il tuo problema venga risolto in 1 nanosecondo premi il tasto 3”.
Per gli stoici che hanno la pazienza di aspettare e non mollano dopo 20 minuti, arriva finalmente il momento della libido: la possibilità di parlare con un essere umano. Digitare il tasto 750. Premi godurioso i bottoncini e prepari mentalmente una vagonata di improperi per lo sfortunato operatore che ti risponderà a breve.
Non appena dall’altra parte del telefono rispondono e sei pronto ad urlare, la voce un po’ svampita dell’operatrice ti blocca , è un coito. Capisci subito che non ti puoi incazzare con una sprovveduta che ti risponde con le cuffie da Paperopoli e ti chiama signor van der Kamp quando il tuo cognome è Brambilla.
Prendi fiato e cerchi di spiegarti meglio che puoi. Tutto inutile. Loro il tuo problema lo conoscono perfettamente, quello che non sanno e come risolverlo.
Speravi ti rispondesse l’oracolo di Delfi e invece stai parlando con Pippi Calzelunghe. Ti dice che si tratta di un problema tecnico, quindi chiedi di parlare con un tecnico o qualcosa che gli somigli. Niente, l’unico numero con il quale hai diritto di parlare è questo, prendere o lasciare. Più semplice trasferirsi alle Tonga e chiedere l’adsl al sultano del Brunei.
Quindi, dopo esser rimasto ad ascoltare l’operatrice svariati minuti, non aver capito nulla o quasi di quello che ti ha detto, aver alzato un po’ la voce a fine telefonata, (la colpa non è sua, però avrò almeno il diritto di sfogare la rabbia repressa? Poi la notte non dormo e i fiori di Bach non servono a un cavolo) scopri che la soluzione al tuo problema al momento non è disponibile. Meglio richiamare più tardi.
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