mercoledì 11 novembre 2009

LIBERI TUTTI

Ieri sono andato a vedere i mulini. La giornata è trascorsa tra calici di vino, maialini al forno, bicchierini di Pacharan, statue di Sancho Panza e don Chisciotte, battaglie a cavallo, sole della Mancia, e signore Almodovar. Ho dormito come un sasso. Al risveglio mi sono sentito un perfetto spagnoletto. Ho preparato la mia iberica colazione a base di pane tostato e olio d’oliva, ho ascoltato le campane del monastero dove riposa l’imperatore Carlo V, e sono sceso a comprare il pane, che alla fine altro non è che una baguette francese solo più schifosa.

Preso da questo nuovo sentimento nazionale, ho acceso il mio sgangherato portatile e mi sono accinto alla lettura dei giornali della mia vecchia patria, pensando a quanto è bello il paese che mi ospita. Qui il governo non controlla la televisione di stato e i politici, se beccati, vanno in galera per direttissima. Alcuni hanno pure l’ardire di dare le dimissioni. Nell’aprire la pagina web di un famoso quotidiano dello stivale, ho notato come tutta la mia italianità, quel giorno sopita, si stava risvegliando. Non era merito del cafè che stavo bevendo, ma di due notizie che da sole valgono la pena di vivere o di morire. A voi la scelta.

La più tenera e birbacciona, riguardava l’editoriale di un gran mastino da guardia, quel superbo esemplare di dobermann che è il direttore del telegiornale delle rete ammiraglia della televisione di Topolinia. Se fossi presidente della BBC lo chiamerei subito a lavorare per me.
L’augusto direttore mi faceva sapere che l’abolizione dell’immunità parlamentare è un vulnus da sanare. Per noi, che a fatica parliamo italiano, vulnus altro non è che la lesione di un diritto, il diritto dei parlamentari mattacchioni a non andare in galera. Il caro Minzolini si lancia in un editoriale degno di Pulitzer. Attacca il pm antimafia Ingroia, colpevole di difendere la legalità, cita i suoi compagni di classe, De Gasperi e Togliatti, volendoci far credere che i padri costituenti avessero inserito nel sacro testo, per garantire l’equilibrio dei poteri, l’immunità parlamentare; poi abolita a causa del polverone mediatico creato da quei grandi mascalzoni che erano i giudici di Mani Pulite. Ovviamente è una bufala. L’unica cosa rintracciabile nella Costituzione e l’autorizzazione a procedere, che è cosa ben diversa: protegge i parlamentari da processi per reati politici o d’opinione non certo dai reati comuni. Ora, caro direttore, l’anomalia non è l’assenza dell’immunità quanto la presenza in parlamento di delinquenti. E’ una conclusione alla quale si può arrivare con estrema facilità. E’ come sommare 2+2; su che ce la possiamo fare tutti. Applicazione.

Adesso, la seconda delle notizie che ha riempito la mia giornata di letizia. Finalmente Fini e Belusconi si son messi d’accordo: arriva il processo breve per gli incensurati. Evvai! Adesso si che sto più tranquillo. Anche io sono incensurato, peccato non abbia procedimenti in corso. Domani penserò cosa fare. Dunque i processi non dovranno durare più di sei anni; due per ogni grado di giudizio. Rimangono fuori solo i reati di mafia, terrorismo, omicidio e quelli di grave allarme sociale. Dentro questa specie d’amnistia, invece, reati come il falso in bilancio e la frode fiscale. Giusto, sono d’accordo. Queste ultime due sono usanze da preservare a tutti i costi, sono la bandiera del nostro made in Italy e coloro che li commettono dei veri gran signori. Anzi, si potrebbe smettere di chiamarli reati? Non suona meglio: sane abitudini? Che gran noia tutti questi brontoloni, che ora scrivono cose come: “tanti delinquenti rimarranno impuniti” , “chi ne pagherà le conseguenze sarà la povera gente”, “per salvarne uno, li salvano tutti”. Ma chi sarebbe poi questo? Mah! Adesso però scusate, smetto di scrivere e vado a chiamare un amico, in casa lo chiamiamo affettuosamente Mr. B, è simpaticissimo. Sono sicuro che sarà contento della notizia.

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