lunedì 15 febbraio 2010

Te Deum laudamus



Non sono particolarmente cristiano, anzi, credo di appartenere a quel morbo sempre più esteso che solitamente viene identificato, in gergo “Vatican-Apostolico”, come RELATIVISMO. Questa fastidiosa tendenza che mi obbliga, mio malgrado, a dubitare di verità assolute mettendole criticamente in discussione, è crollata impietosamente davanti all’inesplicabile fenomeno verificatosi questa mattina e che quasi mi obbliga a credere, senza se e senza ma, nei Miracoli ( con la emme maiuscola). Paola Binetti ha lasciato il PD. Se non avessi avuto 20 cm di neve all’uscita di casa mi sarei recato, trepidante, in processione al santuario più vicino.

L’onorevole proprio non ce l’ha fatta più a resistere alla continua delegittimazione sofferta, e la certezza di sapere che le sue idee non contano niente all’interno dei democratici ha colmato la misura. La Teodem, (parola che, in un paese grigio e politically correct come l’Italia, sta per integralista cattolico) augurandosi che altri compagni di partito seguano la sua audace mossa, si trasferisce nel più che rispettabile UDC.

Si comprende che convivere e veder crescere quotidianamente la deriva zapaterista di personaggi come Rosy Bindi, D’Alema, Bersani, Letta o Gentiloni deve essere stato fonte di angoscia diaria.
Sicuramente la Binetti si troverà più a suo agio con alcuni dei suoi nuovi compagni di partito, come Vito Bonsignore condannato per corruzione, Salvatore Cuffaro, condannato dalla Corte d’Appello di Palermo per favoreggiamento aggravato o il divorziato Casini. Questa si che è gente con la quale un cattolico può socializzare rimanendo in pace con la propria coscienza.

Devo, nonostante tutto, ammettere che certi addii hanno l’amaro in bocca e che spesso ci rendiamo conto dell’importanza di certe cose solo quando non le abbiamo più a portata di mano. Non so proprio chi sarà adesso a farmi da modello quando avrò bisogno di punire le mie birichinate.

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